free web hosting | free hosting | Web Hosting | Free Website Submission | shopping cart | php hosting
affordable web hosting Pets web page hosting web hosting website hosting web hosting service web hosting web host

 

img5.gif

Home 

 

[Università][Programma][Gruppi]

 

IUNIVERSITA’  E  FORMAZIONE

 

 

La riforma universitaria

            L’Università, da alcuni anni, viaggia sulle ali della riforma che ha coinvolto tutta la scuola italiana. E’ la seconda grande riforma del dopo guerra, a trenta anni di distanza da quella nata dalla contestazione giovanile: quella che di fatto sancì l’avvento dell’istruzione universitaria di massa. La riforma attuale reca la firma di tre ministri (Berlinguer, Zecchino e Moratti) di due opposte coalizioni governative. E’ quindi il frutto di un compromesso parlamentare. Si propone soprattutto di ridurre il numero dei fuori corso e della mortalità universitaria e di adeguarsi agli standard didattici e valutativi degli altri paesi europei e dovrebbe proiettarla su un piano di validità sovranazionale.

      Riforma necessaria, ma inefficace e, per alcuni versi, addirittura dannosa. Inefficace, perché si basa su un modello quantitativo e sulla logica dei numeri. La valutazione dello studio in crediti formativi comporta la precisa e pedante determinazione della quantità di ore e la conseguente parcellizzazione dei programmi e degli esami. Ne risulta una formazione frammentaria e superficiale con il rischio di generare un analfabetismo di ritorno che avrà conseguenze devastanti sul livello culturale delle future generazioni.

Dannosa, soprattutto per l’organizzazione degli studi nelle facoltà umanistiche. A subire la maggiore penalizzazione sono soprattutto i corsi di laurea in lettere e filosofia, perché il modello quantitativo è in contraddizione con l’essenza dello studio della filosofia, ispirata a criteri che trascendono la quantità (di ore, di tempo, di pagine, di energia intellettuale) e incentrato sulla libertà dell’approfondimento, sull’otium, persino sull’eccesso e sul dispendio. Lo studente di filosofia è oggi costretto a ragionare in termini aritmetici, di puro calcolo, e perderà il gusto della meditazione, che non conosce  limiti di tempo , il piacere dello studio per amore del sapere, non vincolato a standard da raggiungere.

            Nell’attuale organizzazione degli studi umanistici sono i numeri ad essere sbagliati. Qui tre più due (come è denominata la riforma: un diploma dopo tre anni di studio e una laurea specialistica dopo altri due) non fa cinque, ma meno di quattro. Meno di quanto valesse la vecchia laurea quadriennale. I nostri laureati non solo possederanno meno conoscenze. Ma non avranno nemmeno la sensibilità culturale per contribuire, nell’esercizio della loro professione, alla crescita civile della nazione. A rimetterci sarà la formazione dell’opinione pubblica, il sistema dei valori, l’identità culturale individuale e e collettiva

 

.

 

 La proposta della Chiesa: un nuovo umanesimo

            Il Papa, rivolgendosi ai partecipanti al VI Incontro nazionale dei Docenti universitari cattolici, ricordava anzitutto che il Docente è un maestro capace di stabilire con ogni studente una “relazione sapienziale”, che porta all’incontro personale e si fa parola di vita prima ancora che trasmissione di nozioni. E’ uno che educa aiutando a scoprire e ad attivare le capacità e i doni di ciascuno. Ciò è possibile quando l’insegnamento è concepito come una missione in risposta ad una vocazione personale e specifica.

            “La riforma che è in atto in Italia, ha osservato Giovanni Paolo II, chiama in causa la pastorale ecclesiale, sia per superare forme di stagnazione culturale, sia per promuovere, in modo nuovo, l’incontro fra le intelligenze umane, incentivando la ricerca della verità, l’elaborazione scientifica e la trasmissione della cultura”.

            Vola alto, il Papa, ribadendo con forza la necessità di un “nuovo umanesimo”. Questo si concretizza nella capacità di mostrare che la parola della fede è davvero una forza che illumina la coscienza. La libera da ogni servitù e la rende capace di bene. Le nuove generazioni attendono nuove sintesi del sapere: non di “tipo enciclopedico, ma umanistico”. “E’ necessario vincere la dispersione che disorienta, e delineare profili aperti, capaci di motivare l’impegno della ricerca e della comunicazione del sapere e, al tempo stesso, di formare persone che non finiscano per ritorcere contro l’uomo le immense e tremende possibilità che il progresso scientifico e tecnologico ha ottenuto nel nostro tempo”.  Come agli inizi dell’umanità, anche oggi, quando l’uomo vuole disporre al suo arbitrio dei frutti dell’albero della conoscenza, finisce per ritrovarsi triste operatore di paura, di scontro e di morte.

      “L’Università, conclude il Papa, è chiamata a divenire sempre più un laboratorio, in cui si coltiva e si sviluppa un umanesimo universale, aperto alla dimensione spirituale della verità”. Amore e verità, binomio vincente della inculturazione della fede. E’ su questo binomio che si costruisce la civiltà dell'amore.

                                                                                               P. Gino  Giansante